Oni, Tengu, Kappa: i demoni giapponesi e il loro significato

Il Giappone è una delle civiltà più ricche di creature mitologiche e soprannaturali. Ben oltre i draghi e i vampiri che popolano l’immaginario occidentale, il folklore neko.it/decorazione-giapponese/”>giapponese è colmo di esseri affascinanti, terrificanti o dispettosi, chiamati yokai, che da millenni abitano foreste, fiumi, montagne e persino le case. Oni, Tengu, Kappa, Kitsune: questi demoni e creature giapponesi non sono semplici mostri inventati per spaventare i bambini. Sono il riflesso di una visione del mondo profondamente giapponese, in cui il soprannaturale e il quotidiano coesistono costantemente e ogni forza della natura possiede un’anima e un’intenzione. In questo articolo, vi portiamo alla scoperta delle creature più emblematiche del folklore giapponese, dalle loro origini mitologiche alla loro influenza sulla cultura contemporanea.

 

I demoni giapponesi: tra mito e cultura popolare

Prima di immergerci nel bestiario giapponese, è essenziale comprendere il contesto culturale e religioso in cui queste creature sono nate. Perché gli yokai giapponesi non sono apparsi per caso: sono il prodotto di una visione del mondo unica, plasmata da secoli di credenze religiose e tradizioni popolari.

Creature nate dallo shintoismo e dal buddismo

Il pantheon delle creature soprannaturali giapponesi affonda le radici in due grandi tradizioni religiose: lo shintoismo e il buddismo, due religioni che hanno a lungo coesistito e si sono influenzate a vicenda in Giappone.

Nella visione shintoista del mondo, ogni elemento della natura, che si tratti di una montagna, un fiume, un albero o una pietra, è abitato da uno spirito chiamato kami. Questa concezione animista della natura ha dato vita naturalmente a un vasto bestiario di creature soprannaturali associate ai diversi elementi e fenomeni naturali. Gli yokai (妖怪), termine generico che designa l’insieme delle creature soprannaturali del folklore giapponese, sono in un certo senso le manifestazioni visibili di queste forze invisibili che governano il mondo naturale.

Il buddismo, introdotto in Giappone dalla Cina e dalla Corea nel VI secolo, ha portato la sua cosmologia popolata di demoni, guardiani e creature dell’aldilà. Gli oni, quegli orchi cornuti che associamo istintivamente ai demoni giapponesi, sono fortemente influenzati dalla rappresentazione buddista dei guardiani degli inferi. Questa fusione tra le credenze shintoiste e buddiste ha prodotto un immaginario soprannaturale di una ricchezza e di una complessità eccezionali, senza eguali in nessun’altra cultura al mondo.

Una forte presenza nell’arte e nella cultura giapponese

Ciò che colpisce di più nel rapporto dei giapponesi con le loro creature mitologiche è il modo in cui queste sono sempre state integrate in tutti gli aspetti della vita quotidiana e culturale, ben lungi dal rimanere confinate ai testi religiosi o alle leggende orali.

Fin dal periodo Heian, gli yokai fanno la loro comparsa nella pittura su rotoli, gli emakimono, dove artisti anonimi li rappresentano con una precisione e una cura per i dettagli notevoli. Il periodo Edo vede esplodere una vera e propria cultura popolare attorno alle creature soprannaturali: stampe, libri illustrati, teatro kabuki e racconti popolari mettono in scena decine di yokai in storie che mescolano paura, umorismo e insegnamenti morali. L’artista Toriyama Sekien pubblicherà nel XVIII secolo un’enciclopedia illustrata degli yokai in quattro volumi che rimane ancora oggi un riferimento imprescindibile.

Questa tradizione artistica plurisecolare si prolunga naturalmente nella cultura contemporanea giapponese, dove i demoni e le creature del folklore continuano a ispirare manga, anime, videogiochi e film con una vitalità creativa intatta.

 

Le creature più emblematiche

Tra le centinaia di yokai che popolano il folklore giapponese, alcune creature si distinguono per la loro notorietà, la loro ricchezza simbolica e la loro presenza persistente nella cultura nipponica attraverso i secoli.

L’Oni: il demone giapponese per eccellenza

L’oni (鬼) è senza dubbio la creatura più iconica del folklore giapponese. Rappresentato come un orco gigantesco dalla pelle rossa o blu, con corna bovine e zanne prominenti, che brandisce una clava irta di punte chiamata kanabo, l’oni è la figura del demone giapponese che il mondo intero riconosce istintivamente.

Tuttavia, l’oni è una creatura molto più complessa di quanto la sua sola apparenza terrificante lasci supporre. Nella cosmologia buddista giapponese, gli oni sono i guardiani degli inferi, incaricati di punire le anime dei peccatori. Incarnano le forze del male, della malattia e della sfortuna, e sono tradizionalmente associati alla direzione nord-est, chiamata kimon o “porta dei demoni”, considerata la direzione nefasta per eccellenza nella geomanzia giapponese.

La festa del Setsubun, celebrata ogni anno il 3 febbraio per segnare la fine dell’inverno, è l’occasione per un rituale di caccia agli oni: i giapponesi lanciano semi di soia gridando “Oni wa soto, fuku wa uchi” (“Demoni fuori, fortuna dentro”) per scacciare gli spiriti maligni e accogliere la felicità della primavera. Questo rituale popolare illustra perfettamente la relazione ambivalente che i giapponesi intrattengono con gli oni: al contempo temuti e necessari, poiché la loro espulsione simbolica è ciò che permette al bene e alla fortuna di insediarsi.

Fatto sorprendente, l’oni non è sempre percepito come un essere malvagio. In alcune regioni del Giappone, è venerato come un protettore e un guardiano. Le maschere di oni vengono indossate durante i festival per spaventare gli spiriti maligni e molti templi sfoggiano sculture di oni sui loro tetti come guardiani benevoli.

Il Tengu: la creatura delle montagne

Il Tengu (天狗) è una delle creature più affascinanti e complesse del folklore giapponese. Metà uomo, metà uccello, è generalmente rappresentato sotto due forme distinte: il Karasu Tengu, con testa di corvo, ali e un becco potente, e il Hanadaka Tengu, con forma umana, un lungo naso rosso prominente e ali sulla schiena.

Il Tengu abita le foreste profonde e le vette montuose, lontano dal mondo degli uomini. Nei testi più antichi, era considerato un presagio funesto, un demone guerriero che seminava caos e distruzione. Ma la sua immagine si è progressivamente evoluta nel corso dei secoli per diventare quella di un essere ambivalente, al contempo pericoloso e saggio, capace di insegnare le arti marziali e le tecniche guerriere agli umani che meritano il suo rispetto.

La leggenda più celebre associata al Tengu è quella di Minamoto no Yoshitsune, il grande eroe guerriero del XII secolo, che avrebbe appreso la scherma e le tecniche di combattimento da un Tengu nelle foreste del monte Kurama, vicino a Kyoto. Questa leggenda illustra perfettamente la dualità del Tengu: creatura soprannaturale e potenzialmente pericolosa, ma anche maestro spirituale capace di trasmettere saggezza e competenze eccezionali a coloro che giudica degni.

Il Kappa: lo spirito acquatico

Il Kappa (河童) è una delle creature più popolari e rappresentate del folklore giapponese, a metà strada tra il mostro terrificante e la mascotte simpatica. Questo essere acquatico è descritto come una creatura delle dimensioni di un bambino, dal corpo verdastro coperto di squame, con un guscio di tartaruga sulla schiena, mani e piedi palmati e, dettaglio più caratteristico, una cavità riempita d’acqua sulla sommità del cranio. Quest’acqua è la fonte dei suoi poteri soprannaturali: se si rovescia o si asciuga, il Kappa perde tutta la sua forza.

Nel folklore tradizionale, il Kappa è una creatura ambivalente. Può essere malevolo, attirando bambini e animali nei fiumi per annegarli, ma può anche mostrarsi riconoscente e benevolo verso gli umani che lo trattano con rispetto. La tradizione giapponese riporta che i Kappa sono estremamente educati e cortesi: se vi inchinate profondamente davanti a un Kappa, lui si inchinerà a sua volta, rovesciando l’acqua dalla sua cavità e perdendo i suoi poteri.

Il Kappa è anche associato a certe pratiche mediche nel folklore giapponese. Gli si attribuisce la conoscenza delle tecniche di riduzione delle fratture e di cura delle ossa, e alcuni testi antichi riportano che dei medici avrebbero appreso le loro tecniche chirurgiche da Kappa riconoscenti.

maschera giapponese

 

Le altre creature imperdibili del folklore giapponese

Oltre alle tre grandi figure emblematiche, il bestiario giapponese è colmo di altre creature affascinanti che meritano di essere conosciute.

La Kitsune: la volpe dai poteri soprannaturali

La Kitsune (狐), letteralmente “volpe” in giapponese, occupa un posto a parte nel pantheon delle creature soprannaturali nipponiche. A differenza degli oni o dei kappa, la Kitsune è innanzitutto associata al divino: è il messaggero e il guardiano di Inari, il dio shintoista del riso, della fertilità e del commercio, una delle divinità più venerate del Giappone.

La Kitsune è una creatura di metamorfosi per eccellenza. Più è vecchia e saggia, più possiede code, fino al numero mitico di nove che indica una volpe che ha raggiunto la saggezza divina. Una Kitsune a nove code, chiamata Kyubi no Kitsune, è considerata un essere quasi onnisciente, capace di assumere qualsiasi aspetto e di esercitare poteri prodigiosi. La Kitsune può trasformarsi in essere umano, generalmente in una bella giovane donna, e le storie d’amore tra umani e Kitsune trasformate sono tra le più popolari della letteratura giapponese classica.

I santuari Inari, riconoscibili dalle loro migliaia di torii arancioni allineati e dalle loro statue di volpi, sono presenti in tutto il Giappone. Il più celebre è il Fushimi Inari-taisha a Kyoto, i cui tunnel di torii che si estendono per diversi chilometri nella montagna costituiscono uno dei siti più fotografati del Giappone.

Il Tanuki: il procione dispettoso

Il Tanuki (狸) è una delle creature più simpatiche e popolari del folklore giapponese. Questo cane procione, spesso tradotto come “procione” sebbene si tratti di una specie diversa, è rappresentato come un essere gioviale e panciuto, dotato di un cappello di paglia, una bottiglia di sakè e un ventre prominente che usa come tamburo.

Il Tanuki è innanzitutto un essere di trasformazione e inganno, capace di metamorfizzarsi in oggetti, personaggi o interi paesaggi per ingannare gli umani. Ma a differenza delle creature malevole, i suoi scherzi sono generalmente innocui e venati di umorismo. È associato alla buona fortuna, alla convivialità e all’abbondanza, il che spiega perché le statuette di Tanuki sorridente siano onnipresenti davanti ai ristoranti e ai negozi giapponesi come portafortuna.

La Yuki-onna e le creature femminili

Il folklore giapponese conta numerose creature femminili di una bellezza sbalorditiva e di una pericolosità temibile. La Yuki-onna (雪女), letteralmente “donna delle nevi”, è una delle più celebri. Appare sotto forma di una donna di una bellezza spettacolare, dalla pelle di un bianco immacolato e dai lunghi capelli neri, che emerge nelle tempeste di neve per aspirare l’anima dei viaggiatori smarriti o congelarli sul posto con il suo soffio gelido.

La Kuchisake-onna, la “donna dalla bocca tagliata”, è un’altra creatura femminile terrificante, particolarmente popolare nelle leggende urbane contemporanee giapponesi. Nascondendo la parte inferiore del viso dietro una mascherina, si avvicina alle sue vittime e rivela una bocca tagliata fino alle orecchie chiedendo loro se è bella. La Jorōgumo, metà donna e metà ragno gigante, attira gli uomini nelle sue tele assumendo l’aspetto di una bella giovane donna che suona il koto. Queste creature femminili incarnano spesso nel folklore giapponese i temi della gelosia, del tradimento e dei pericoli della bellezza ingannevole.

 

I demoni giapponesi nella cultura moderna

Lungi dall’essere relegati ai musei e ai libri di storia, gli yokai e demoni giapponesi sono oggi più presenti che mai nella cultura popolare mondiale, sostenuti dalla diffusione internazionale della cultura giapponese.

Manga, videogiochi e cinema

L’influenza delle creature del folklore giapponese sulla cultura contemporanea è considerevole e tocca tutti i media. Nel campo del manga e dell’animazione, gli yokai sono onnipresenti. Demon Slayer (Kimetsu no Yaiba), uno dei manga più venduti della storia, attinge direttamente al bestiario dei demoni giapponesi tradizionali per costruire il suo universo. Naruto integra il Kyubi, la volpe a nove code, come una delle sue creature centrali. GeGeGe no Kitaro, creato da Shigeru Mizuki negli anni ’60, rimane una delle opere più importanti dedicate agli yokai e ha contribuito a popolarizzare queste creature presso le nuove generazioni.

Nel campo del cinema, i film dello Studio Ghibli sono impregnati della mitologia degli yokai. Il mio vicino Totoro mette in scena spiriti della foresta direttamente ispirati alla tradizione shintoista, mentre La città incantata è una vera e propria enciclopedia vivente delle creature e degli spiriti del folklore giapponese, reinterpretati da Hayao Miyazaki con una creatività e una profondità eccezionali.

Nell’universo dei videogiochi, i franchise Pokémon e Yo-kai Watch devono moltissimo al bestiario degli yokai giapponesi. Numerosi Pokémon emblematici sono direttamente ispirati a creature del folklore nipponico: Ninetales dalla Kitsune, Gengar dal Gashadokuro, Jynx dalla Yuki-onna.

La loro influenza sull’arte e sulla decorazione giapponese

Gli yokai e demoni giapponesi hanno sempre intrattenuto una relazione stretta con le arti visive e decorative giapponesi, una tradizione che prosegue nella creazione contemporanea.

Le maschere di oni sono uno degli oggetti decorativi giapponesi più riconoscibili e ricercati in Occidente. Utilizzate in origine durante i festival e le cerimonie religiose, sono oggi veri e propri oggetti d’arte apprezzati per la loro espressività drammatica e la loro potenza visiva. I netsuke, queste piccole sculture in miniatura giapponesi tradizionalmente utilizzate come fermagli per cinture, rappresentano molto frequentemente degli yokai e costituiscono oggi oggetti da collezione molto ambiti.

Nella decorazione giapponese contemporanea, i motivi ispirati agli yokai conoscono una notevole ripresa di interesse. Arazzi, ceramica, carte da parati e tessuti integrano rappresentazioni di kitsune, oni o draghi in creazioni che mescolano tradizione ed estetica moderna, sostenute da una generazione di creatori giapponesi che rivendicano questa eredità folkloristica come una fonte di ispirazione inesauribile.

 

Scoprite anche il nostro articolo: Hanami: Tutto quello che c’è da sapere sulla festa dei ciliegi in fiore in Giappone

 

FAQ – Tutto quello che c’è da sapere sui demoni e le creature giapponesi

Qual è la differenza tra uno yokai e un demone giapponese?

Il termine yokai è un termine generico che designa l’insieme delle creature soprannaturali del folklore giapponese, che siano malevole, benevole o neutre. I demoni in senso stretto, come gli oni, sono solo una categoria tra le tante altre all’interno del vasto bestiario degli yokai. Tutti gli oni sono yokai, ma non tutti gli yokai sono demoni.

Gli yokai sono ancora temuti in Giappone oggi?

Nel Giappone contemporaneo, gli yokai sono percepiti più come figure culturali e folkloristiche che come vere e proprie minacce soprannaturali. Fanno parte integrante dell’identità culturale giapponese e sono celebrati attraverso l’arte, il manga, l’animazione e i festival. Alcune superstizioni persistono tuttavia negli ambienti rurali e tra le generazioni più anziane.

Cos’è il Setsubun e che legame ha con gli oni?

Il Setsubun è una festa giapponese celebrata il 3 febbraio per segnare la transizione tra l’inverno e la primavera. Il rituale centrale consiste nel lanciare semi di soia per scacciare gli oni, simboli degli spiriti maligni e della sfortuna, invitando al contempo la fortuna e la felicità a entrare in casa. Membri della famiglia o personaggi pubblici indossano maschere di oni mentre gli altri lanciano loro i semi gridando “Oni wa soto, fuku wa uchi”.

Perché le statue di Tanuki sono così presenti davanti ai negozi giapponesi?

Il Tanuki è associato nel folklore giapponese alla buona fortuna, alla prosperità e alla convivialità. La sua pancia rotonda simboleggia l’abbondanza, il suo cappello di paglia la protezione contro gli imprevisti e la sua bottiglia di sakè la generosità. Posizionare una statuetta di Tanuki davanti al proprio negozio serve ad attirare i clienti e portare fortuna agli affari, una tradizione che risale al periodo Edo e che rimane molto viva oggi.

Esiste un museo dedicato agli yokai in Giappone?

Sì, diversi musei e siti sono dedicati agli yokai in Giappone. La città di Sakaiminato nella prefettura di Tottori, città natale del mangaka Shigeru Mizuki, padre di GeGeGe no Kitaro, possiede un’intera strada fiancheggiata da statue di yokai e un museo dedicato alla sua opera. Il museo dello yokai di Kyoto e diversi templi e santuari in tutto il paese espongono anche collezioni di oggetti e opere d’arte legati alle creature del folklore giapponese.

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